COME FACCIO A CAPIRE SE STO LAVORANDO BENE

24 Marzo 2019

(seguendo i princìpi della scala di addestramento)

Molti hanno letto il mio primo libro “LA SCALA DI ADDESTRAMENTO - La chiave dell’equitazione” e sono contenta dei tantissimi feedback positivi e del fatto che a molti abbia davvero aiutato nella quotidianità, se non altro a diventare più “consapevoli” del lavoro e a rimettersi in gioco, cercando di superare i propri limiti. Il fatto che sia motivante e faccia venire “voglia di fare” per me è la ricompensa più grande! Significa che ciò che scrive non sono solo nozioni tecniche, ma sono parole che hanno un potere vero: quello di lasciare un segno! Grazie per tutto questo. Grazie davvero.

Poi però, mi rendo conto che non basta. Siamo appena agli inizi. Ho grandi piani per il futuro. Nel mio piccolo cercherò di fare il possibile per “cambiare questo mondo” (ovviamente quello non è possibile), ma puntando all’impossibile forse riesco a provocare un cambiamento parziale nelle nuove generazioni e in qualche persona, che a sua volta potrà diffondere le cose imparate. Cose che non hanno a che fare con le cose “normali” che ti insegnano in maneggio. Tacchi giù, schiena dritta, fai di più, fai di meno, bene così… per questo appunto ci sono già gli altri. Quello che cerco di fare io è di riuscire a far comprendere un livello superiore alle persone (non perché sono migliore, ma perché ci vuole un livello di sensibilità diverso e bisogna essere pronti per quel passo). La riuscita del lavoro con il proprio cavallo non dipende solo da un assetto corretto, bello da vedere. Non basta portare in una certa posizione il cavallo. Serve di più. C’è da capire il suo stato d’animo, il perché si muove in un certo modo. C’è da diventare sensibili al suo movimento. Ogni piccolo spostamento deve essere percepito, interpretato e bisogna saper agire di conseguenza. Solo capendo quale ragione sta veramente dietro ad un certo “comportamento” potrà portare ad una soluzione reale, duratura.

Ho capito che una volta lette, le cose sembrano sensate e sono interessanti, ma manca un passaggio. Manca il come trasportare le informazione nella pratica. Per questo ho scritto il secondo libro ma qui vi voglio dare alcune informazioni che possono essere utili durante il lavoro di tutti i giorni, per capire come siete messi e come procedere. La cosa migliore è fare un elenco di domande da farsi:

1. Quanto passo (a redini lunghe) faccio a inizio lavoro realmente?
2. Faccio davvero attenzione al ritmo del passo e al movimento?
3. Qual’è lo scopo della prima parte del lavoro (le tempistiche vanno molto in base all’età e all’esperienza del cavallo)?
4. Che cosa devo ASSOLUTAMENTE aver raggiunto, del tutto e ogni volta, prima di continuare con “la fase di lavoro”?
5. Se non riuscissi a raggiungere quella cosa (sono sicura che sapete…) come mi comporto? Continuo comunque, la lezione lo richiede, mi guardano male, commentano a bordo campo, mi sento di non fare nulla, ecc. ? O mantengo la calma, me ne frego e continuo con la mia scaletta… il tempo che ci vuole… senza agitarmi… ?
6. Riesco davvero sempre a mantenere la calma o mi capita di agitarmi e di diventare scontrosa/o?
7. Qual’è lo scopo della fase di lavoro?
8. Dopo quella, com concludo il lavoro (essere sinceri con voi stessi!);
9. Quante volte a settimana lavoro veramente e come?
10. Mi sono fatta un piano? Che cosa voglio raggiungere e in quanto tempo?
11. Ultimo, ma non ultimo… COME STO SEDUTA/O a cavallo? Il mio assetto è ancora in fase “cerco di stare seduto bene” o sono passato ad avere un “assetto funzionale” (v. anche POST sul BLOG)? C’è una bella differenza e, a dire il vero, credo che il 90% del successo dipenda proprio da questa differenza. Il problema è che per arrivare ad arrivare un assetto funzionale, che influenza il movimento del cavallo e che diventa protagonista, bisogna spingersi oltre al conosciuto, oltre alla comodità, oltre a quello che siamo abituati!

Credo che i fattori più problematici e colpevoli della maggior parte delle incomprensioni tra cavallo e cavalieri si possano riassumere in due concetti:

1. LA DECONTRAZIONE (MANCANTE!)
2. L’ASSETTO (NON FUNZIONALE)

Già solo interrogandosi sul proprio lavoro, di solito, si scoprono molti motivi per cui le cose non vanno sempre come vorremmo. Ovviamente solo se si è sinceri, altrimenti non serve a molto. Più che sinceri, oggettivi. Non dovete nemmeno avere quell’idea secondo cui siete dei disastri, non siete portati per questo sport, il cavallo sia impossibile o cose del genere… di solito le persone tendono a sottovalutarsi. Io penso che tutti possono arrivare a diventare ottimi cavalieri. Dipende solo da quanto si è disposti a mettersi in gioco, da quanto si è disposti a spingersi oltre e a provare cose nuove. Se non si cambia mai nulla, difficile che il risultato cambi…

Con questo vi lascio. Auguro a tutti una buona serata!

Un abbraccio 😘

Daniela





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