PERCHÉ IL CIRCOLO NON È AFFATTO BANALE

07 marzo 2020

Mi è arrivato un messaggio interessante.

Eccola:

“Perdona la banalità della mia domanda, come agisce la redine interna ed esterna in un circolo?”

Vorrei per prima cosa dire che si tratta di una domanda per nulla banale, anzi. La seconda cosa è che non c’è una diretta risposta a questa domanda, nel senso che non c’è una cosa che la mano fa per far “brillare” un circolo.

Abbiamo analizzato altre volte le linee curve in movimento (metto il link del POST nei commenti). Il circolo fa parte di questo genere di esercizi. Non ha alcuna funzione pratica, se non quella di essere allenante. Non “serve” diciamo a nulla. Non è utile a qualcosa di preciso, come lo è una mezza volta per un cambio di direzione, per esempio, ma è assolutamente indispensabile per risolvere diverse questioni legate all’addestramento.

Quando si parla di linee curve (circolo, 8, serpentine o volte) bisogna prima di tutto prendere in esame l’assetto del cavaliere. Non l’assetto inteso come posizione da assumere da fermi, nella situazione ideale, ma l’assetto funzionale (v. LINK sotto).

Fino a quando il cavaliere non impara ad usare il suo corpo in modo funzionale, si possono fare infiniti circoli, ma questi non avranno mai un potere allenante. Per poter sfruttare al meglio il lavoro in circolo l’assetto deve “flettere” il cavallo.

Il circolo (e soprattutto le girate più strette come volte, angoli ecc.) sono esercizi che richiedono una certa flessibilità laterale del cavallo. Attenzione! Non posso prendere un cavallo rigido o non propenso a flettersi e pensare di piegarlo in poco tempo. La flessione longitudinale si sviluppa con estrema calma, dopo mesi o a dirittura anni di lavoro svolto correttamente, con un assetto funzionale corretto, appunto.

Ora mi verrebbe da chiarire questa cosa, ma non posso trattare tutto qui nel post, quindi vi invito ad andare a leggere anche gli altri post o di guardare qualche video mio su IGTV (@acs_blogequestre). Magari approfondiremo ancora l’argomento flessioni e quello dell’assetto in altri video, per capire meglio.

Elenchiamo di seguito il senso del circolo. La sua funzione:

- Aiuta il cavallo a raggiungere la decontrazione;
- Si raggiunge il primo stadio di flessione longitudinale. La conseguenza è che il posteriore interno inizia a portare più peso e che si fletta di più (preparazione alla flessione delle articolazioni posteriori necessaria per la riunione);
- Viene migliorata la flessibilità e la “morbidezza” dei movimenti;
- La parte concava* e quella rigida del cavallo si possono identificare e correggere meglio che sul dritto;
- Il lavoro in circolo aiuta a calmare cavalli troppo andanti;
- Aiuta il cavaliere. Quest’ultimo impara a essere preciso e a rispettare la giusta traiettoria. Per fare questo, è obbligato a impiegare correttamente gli aiuti.

Il problema è che spesso, soprattutto se si è senza istruttore, non ci si accorge delle imperfezioni o, peggio ancora, non ci si fa caso e la cosa non viene considerata un problema. Quando invece c’è l’istruttore, purtroppo non sempre questo ritiene opportuno a far rispettare le traiettorie, soprattutto quando si tratta di chi non fa dressage. Si pensa, erroneamente, che queste “piccolezze” non siano rilevanti.

Ma ancora non siamo arrivati alla risposta... la domanda era che cosa fanno le mani!
Senza tutta l’ introduzione non avrebbe alcun senso dire: “La mano interna fa questo e quella esterna fa quello...”.

Abbiamo detto che ci sono diverse questioni da tenere presente, come la capacità del cavallo di stare in linea con i posteriori, rispetto agli anteriori. L’equitazione è talmente complessa che non si può pensare di risolvere ogni cosa nello stesso istante. Bisogna concentrarsi su un paio di cose alla volta.

La prima cosa da fare è iniziare ad agire con la gamba interna “in direzione della mano esterna”. La gamba interna perché è lei la responsabile per l’attività del posteriore rispettivo. Il posteriore interno alla girata è quello più sollecitato nella girata. Deve tenere più peso dell’altro e andare a finire sotto al baricentro del cavallo.

La mano interna chiede una leggera flessione della nuca, ma è solo grazie alla sollecitazione del costato (gamba) che il cavallo andrà a “sciogliersi” internamente. La nuca cede, il cavallo mastica e decontrae la mascella. Si rilassa. C’è una collaborazione tra mano e gamba.

Nota bene: La flessione interna della nuca è MINIMA. Cavalli con i colli completamente tirati all’interno non hanno nulla a che vedere con ciò che vorremmo avere e vedere.

Una volta “sistemata” la parte interna, possiamo (dobbiamo) assicurarci che la mano esterna faccia da “delimitazione” per la spalla. Se il cavalli piega troppo il collo, infatti, la spalla esterna scappa in fuori ed esce dalla traiettoria.

Perché il cavallo trovi un contatto equo a entrambe le mani, anche la gamba esterna ha un compito. Deve assicurarsi che la groppo non scappi in fuori. Il cavallo potrebbe trovare dei modi per sottrarsi alla richiesta della gamba interna spostando la groppa.

La staccionata è un grosso aiuto, in certi casi, perché fa in modo che sia la spalla che la groppo non possano scappare. Il problema è che su un circolo esiste il lato aperto e comunque non si va mai dritti, lungo il lato chiuso. Per questo, a tratti, va bene lavorare sulla flessione longitudinale sul dritto. Semplicemente la si richiede anche procedendo dritti. È un po’ quello che avviene con la spalla in dentro o la groppa in dentro.

Quando il circolo si apre la mano esterna deve essere più presente, così come la gamba. Quest’ultima sta leggermente indietro rispetto all’interna.

Nel complesso le mani stanno ferme nella loro posizione. È più un’azione delle dita minima, che da fuori non si nota. Il grosso lo fanno comunque l’assetto che controlla l’andatura (il ritmo, l’ampiezza della falcata) e le gambe che controllano la direzione e aiutano l’assetto.

Le mani in realtà si limitano ad accogliere ciò che arriva dal resto. La mano non è un attacccante, ma riceve, chiede e concede. Nel complesso quella che chiede la flessione (o la cessione della nuca / mezze fermate) chiede e lascia a modo di spugna. Ripeto: sono più le dita che le mani. Quella esterna (o che contiene) agisce mantenendo un contatto stabile (senza far ballare la redine e senza tirare troppo - come un elastico in leggera tensione).

Riassumo ancora una volta il concetto complessivo:

SE GLI AIUTI INTERNI ED ESTERNI SONO STATI COMPRESI ED ACCETTATI, IL CAVALLO TROVA UNA CONNESSIONE (CONTATTO) CON ENTRAMBE LE REDINI, I POSTERIORI VANNO A FINIRE IN MODO REGOLARE E CORRETTO NELLA SCIA DEI RISPETTIVI ANTERIORI, NONOSTANTE LA DISTRIBUZIONE DEL PESO NON EQUA, SE L’ATTACCATURA DELLA CRINIERA (CRESTA) È LEGGERMENTE INCLINATA ALL’INTERNO E SE SI PUÒ MOMENTANEAMENTE LASCIARE LA REDINE INTERNA, SENZA CHE VENGA PERSA LA FLESSIONE INTERNA E LA SITUAZIONE GENERALE CREATA IN PRECEDENZA, ALLORA IL CAVALLO È IMPOSTATO CORRETTAMENTE SULLA LINEA DEL CIRCOLO E C’È UNA CORRETTA FLESSIONE LONGITUDINALE CHE PARTE DALLA NUCA E ARRIVA ALLA CODA.

Ci sarebbero ancora diverse cose da dire sul circolo, ma per il momento ci fermiamo qui

È importante non perdere di vista il quadro complessivo. Spero che questo possa essere utile a qualcuno.

Un abbraccio,

Daniela





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