LA PARTENZA AL GALOPPO

05 Giugno 2017

Finalmente ci siamo. Trattiamo questo argomento. Così delicato. Uno dei miei preferiti.
Merita più di qualche attenzione perché veramente pochissime persone sono veramente in grado di eseguire correttamente questa transizione.
Inizialmente si parlerà di trotto-galoppo e poi passo-galoppo o alt-galoppo.
Ognuna di queste è da eseguire con la stessa “qualità” e quindi con lo stesso grado di attenzione e la stessa minuziosa PREPARAZIONE.

Intanto vorrei che rifletteste un secondo su quali sono gli aiuti impiegati nella partenza al galoppo, su come solitamente la eseguite e su come deve essere l’assetto prima, durante e dopo l’inizio della nuova andatura (ossia come questa poi deve essere mantenuta) ………………………………………

…………………………………….. bene!

Già qui sorgono i primi problemi. Spesso non si ha la benché minima idea sulla differenza tra una transizione passo-trotto per esempio e una trotto-galoppo. Semplicemente si pensa ad “aumentare” in qualche modo fino a quando accelerando il cavallo “cade” al galoppo.
Già il concetto che come ordine di velocità ……… (aiuto!) ……… abbiamo il passo, il trotto e infine il galoppo non può esistere nel linguaggio di un “cavaliere”.

Torniamo a noi. Invito tutti ad andare anche a rivedere il post sulle andature (qui) e sulla mezza fermata (qui).

Quest’ultima infatti è il segreto ultimo di ogni cosa.
Quella “preparazione” menzionata in precedenza consiste proprio nella ripetizione di molteplici mezze fermate, fino a quando il cavallo risponde in modo pronto e corretto agli stimoli dati dagli aiuti. Solo ora possiamo effettivamente passare al comando “galoppo” che si distingue non poco dalle altre transizioni. Devo nel vero senso della parola “caricare” il cavallo (non agitarlo) portando più sotto il posteriore in modo da sviluppare la spinta necessaria per il passaggio al galoppo.
Quindi prima di pensare ad avanzare perché devo accelerare per poter galoppare (NON ESISTE!) devo pensare a riunire quasi l’andatura, come se dovessi tornare indietro (l’assetto sarà quindi identico a quando chiedo una riunione dell’andatura, ben profondo nella sella, tra mano e gamba, senza tensioni), per poi partire con calma, senza perdere il ritmo corretto né al trotto fino all’ultimo, né al galoppo fin da subito. Oltre al ritmo devo fare attenzione a mantenere lo stesso identico grado di decontrazione dal trotto al galoppo, senza interruzione.

L’aiuto per la partenza effettiva (in questo esempio a mano destra):

- L’anca destra/interna viene portata leggermente in avanti e quindi il peso si concentrerà maggiormente sull’osso destro del bacino. Anche quest’ultimo viene portato/girato leggermente in avanti;
- La gamba destra (polpaccio) rimane ferma nella sua posizione, aderente al sottopancia. La sua funzione è quella di spingere per avanzare. Non di dare colpi o sbattere, né di forzare una reazione sfruttando il tallone come pseudo sperone tirandolo su;
- La redine destra serve già durante la preparazione del galoppo (le mezze fermate) per garantire una corretta flessione interna/destra di nuca e incollatura (il grado della flessione dipenderà dalla linea/figura che si sta percorrendo – sulla pista sarà appena percepibile, mentre in circolo o sulla volta sarà maggiore, così come sarà maggiore la flessione del costato);
- La redine sinistra invece permette e delimita al contempo questa flessione destra, impedendo alla spalla sinistra di “uscire dalle righe”. Grazie alla mano esterna il cavallo seguirà esattamente la linea desiderata senza scappare in fuori.
NB: L’importanza di questo aiuto esterno si nota particolarmente sulle linee aperte, dove non c’è delimitazione (staccionata, siepe o muro). Se il cavallo scappa in fuori con la spalla (e di conseguenza perde l’equilibrio e magari cambia galoppo) il cavaliere spesso prova con la forza e con la mano destra a riportarlo sulla linea desiderata. SBAGLIATO! Così facendo il cavallo piegherà il collo uscendo ancora di più con la spalla verso sinistra e buttandosi in fuori completamente. Magari poi rientra comunque sentendosi tirare il morso fuori dalla bocca a destra, ma non è quel che vogliamo.
Bisogna invece, al contrario, aumentare il contatto a sinistra, a costo di raddrizzare maggiormente il cavallo e “perdere” la flessione desiderata. Ma così l’equilibrio viene mantenuto e sarà possibile rientrare senza grandi sforzi. Con i cavalli giovani in particolare, il contatto esterno rappresenta una sicurezza quando si abbandona la pista, che deve essere garantita e mantenuta in modo stabile (non rigido). La mano esterna ha decisamente il compito più importante.
- La gamba sinistra/esterna viene portata indietro (a partire dall’anca) di circa un palmo di una mano. Si troverà quindi dietro al sottopancia e il suo compito è quello di delimitare il posteriore esterno del cavallo (anche questo potrebbe non seguire la linea corretta e uscire senza l’aiuto della gamba esterna del cavaliere).
- L’impulso per passare da un’andatura all’altra avviene grazie alla spinta della gamba interna, assieme allo spostamento in avanti della parte destra del bacino. Con l’esperienza il cavaliere capirà qual è istante giusto per questo comando ossia esattamente quando la gamba posteriore interna del cavallo viene portata sotto/in avanti;
- Non appena il cavallo accenna la partenza il cavaliere cede leggermente con la mano interna in modo che per il cavallo sia possibile l’esecuzione della falcata nella nuova andatura.

Ogni falcata di galoppo viene poi montata come se si ripartisse, senza spingere eccessivamente. L’assetto e il movimento del cavaliere determinano l’ampiezza della falcata. Non è il contrario. Cioè non dobbiamo essere in balia di quello che il cavallo ci da e seguirlo. Questo può essere il caso soltanto con le primissime partenze con puledri che hanno iniziato da poco il lavoro. In questo caso consiglio di galoppare quasi esclusivamente in assetto leggero o comunque senza pesare del tutto nella sella per non ostacolare l’equilibrio già precario e mantenere il ritmo, permettendo al cavallo di muoversi il più liberamente possibile.

Errori tipici sono:

1) Appunto il non avvisare, non preparare nel dovuto modo il cavallo. La conseguenza è una partenza affrettata, a volte non c’è nemmeno la transizione, ma il cavallo continua ad affrettare sempre di più il trotto, non capendo che cosa deve fare. Il peso cade completamente sull’anteriore e quindi avviene esattamente il contrario di ciò che si è detto prima;


2) Il cavaliere si alza dalla sella per partire. Come se dovesse essere il cavaliere a partire in qualche modo e non il cavallo… il risultato è che anche qui il cavallo non è più “davanti” agli aiuti e ci può essere una perdita dell’equilibrio e del ritmo;


3) L’uso e il susseguirsi corretto degli aiuti non è ancora sufficientemente sincronizzato. Qui eventualmente il cavallo potrebbe non comprendere o partire al galoppo rovescio;


4) La redine interna blocca la partenza. Quando il cavallo prova a passare al galoppo non trova la necessaria libertà in avanti per poterlo fare. L’incollatura al galoppo ha bisogno di libertà di movimento e se questa c’è, bascula a ritmo. La fronte, inoltre, non deve mai essere chiusa dietro alla verticale (questo vale per ogni esercizio in ogni andatura;


5) Il cavaliere non segue o rimane dietro al movimento del cavallo. Qui ci sono problemi di fondo di equilibrio e di assetto da risolvere. In questo caso è meglio fare prima degli esercizi sull’assetto, meglio se alla corda, senza dover pensare ai comandi da dare;


6) Una gamba esterna troppo presente (non deve spingere, solo contenere) può portare troppo all’interno il posteriore, ostacolando la partenza o causando un rialzamento della groppa. In questo caso manca l’impulso necessario della gamba interna.

Esattamente lo stesso concetto vale anche per la transizione passo-galoppo. Anche qui sarà importante avvisare bene il cavallo che “sta per essere richiesto un comando”. Inizialmente magari ci vorrà una sorta di esagerazione degli aiuti per far capire qual è la richiesta (per gli esercizi nuovi in generale il cavallo giovane ha bisogno di chiarezza per comprendere il nuovo comando - con il tempo poi posso/devo essere sempre più delicato e il comando diventa sempre meno percepibile dall’esterno – CORRETTEZZA / CHIAREZZA / OBBIETTIVO: MASSIMA DELICATEZZA POSSIBILE).

Un abbraccio e alla prossima 😘

Daniela

#equitazioneperamore





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