LAVORO ALLA CORDA - parte III "esercizi"

05 Gennaio 2019

Qualche tempo fa ho scritto un paio di POST introduttivi sul lavoro alla corda. Oggi torniamo sull’argomento.

Il lavoro alla corda si fa per diversi motivi e in base a questi l’attrezzatura e il modo di lavorare cambiano. Un conto è, per esempio, se si lavora alla corda un puledro durante il primissimo periodo di addestramento, un altro se pensiamo alle prime esperienze in sella di un principiante o a esercizi da far fare a cavalieri esperti per migliorare l’assetto o per ginnastica un cavallo esperto. Qui ci occuperemo principalmente dell’ultimo caso. Con “Addestramento del Cavallo Sportivo” (ACS) si intende fondamentalmente il suo allenamento e la sua preparazione per poter affrontare le diverse sfide in modo ottimale, indipendentemente dalla “sua” disciplina (più quella che noi scegliamo per lui). Il nome della pagina tra l’altro l’avevo scelto senza pensarci troppo all’epoca (2015). Ora mi sembra lungo e complicato, ma per il momento ce lo teniamo qualcuno una volta mi ha detto “NEVER CHANGE A WORKING SYSTEM” (se una cosa funziona non cambiarla). Ormai mi/ci identificano con quel nome. E’ diventato più di un nome. Quasi un movimento…

Dicevamo quindi che il lavoro alla corda lo affronteremo innanzitutto come “allenamento e ginnastica” per portare avanti il nostro cavallo e prepararlo a 360 gradi. E’ infatti un ottima compensazione al lavoro sotto la sella. Compensazione e non sostituzione. Rispetto al lavoro sotto la sella presenta alcuni vantaggi, ma anche alcuni limiti che vedremo subito.

I vantaggi sono che il cavallo ha la possibilità di muoversi in modo più “libero” ossia senza il peso del cavaliere sulla schiena. L’equilibrio è quindi meno disturbato e possiamo lavorare in modo mirato sull’equilibrio del cavallo.

Doveva arrivare questo punto (chi mi conosce sa che vado a finire sempre lì…):

LA SCALA DI ADDESTRAMENTO (dal punto di vista del lavoro alla corda)

Già, avete letto bene. Da lì non si scappa. Anche il lavoro alla corda va organizzato in base ai principi della scala di addestramento. Questo è un bene per chi la conosce e ha capito il suo potere. Sarà più difficile per chi la sente nominare per la prima volta. L’importante è arrivare a conoscerla. Successivamente a comprendere e poi a saperla applicare nella pratica. Non si finisce mai con il conoscerla ancora e ancora meglio. Ogni cavallo e ogni situazione ci daranno la possibilità di migliorarci e di capire ancora meglio.

Ogni singola sessione di lavoro dovrebbe essere strutturata in base alla scala di addestramento. E’ il nostro filo conduttore. La nostra guida. Anche alla corda il lavoro inizia con la fase di riscaldamento in cui si cerca di sciogliere le tensioni, regolare il ritmo alle tre andature fino a quando il movimento è tranquillo, ma fluido ed energico e raggiungere la decontrazione. Successivamente si passa alla fase di lavoro in cui le richieste diventano man mano più impegnative e alla fine c’è la fase finale in cui si torna alla calma, prima di terminare il lavoro.

La scala di addestramento è fatta da sei punti: RITMO, DECONTRAZIONE, CONTATTO (che insieme caratterizzano la fase iniziale dell’addestramento), IMPULSO, CAVALLO DIRITTO (fino a qui viene creata la forza propulsiva), RIUNIONE (qui si giunge alla fase finale in cui si genere la portanza ossia la forza con la quale in cavallo riesce a portare “se stesso” - il peso viene portato sempre di più sui posteriori, alleggerendo tutta la parte anteriore). L’obiettivo finale è quello di avere il cavallo completamente “negli aiuti” ossia di essere in armonia totale con lui e di riuscire a comunicare con la massima precisione possibile e il minimo intervento necessario.

Per approfondire trovate il libro “LA SCALA DI ADDESTRAMENTO - la chiave dell’equitazione”.

ALLA CORDA L’OBIETTIVO PRINCIPALE E’ QUELLO DI RAGGIUNGERE I PRIMI 4 PUNTI DELLA SCALA DI ADDESTRAMENTO.

Rendere il cavallo diritto, così come raggiungere la riunione sono due cose che alla corda (singola) si possono fare solo limitatamente. Contrariamente a quanto accade alla doppia corda qui non abbiamo delimitazione esterna. L’unica delimitazione potrebbe essere data da una redine ausiliare (es. redini di ritorno), ma quella farebbe solo in modo che la spalla non esca dalla traiettoria. Non si può invece intervenire sulla groppa. Alla corda singola quindi riusciamo a lavorare sulla flessione della nuca/dell’incollatura , ma non su quella longitudinale e laterale. E’ proprio per questo motivo che non possiamo veramente influenzare la dirittura o migliorare la capacità di riunione del cavallo.

Nel prossimo POST sul lavoro alla corda approfondiremo come lavorare nella pratica per raggiungere i diversi punti descritti, un po’ alla volta. Vedremo anche come impiegare le redini ausiliari che per poter lavorare in modo sistematico alla corda sono indispensabili (in sella invece l’uso di redini ausiliarie è sconsigliato, inutile e/o controproduttivo nella maggior parte dei casi).

DI SEGUITO ALCUNI ESERCIZI DI “GINNASTICA” ALLA CORDA

1. Transizioni da un’andatura all’altra
Valgono gli stessi concetti del lavoro sotto la sella. Il ritmo deve essere corretto e regolare, le transizioni devono essere fluide e avvenire senza esitazioni e la transizione all’andatura più alta deve essere immediata, senza passaggi intermedi incasinati.

Queste transizioni possono avvenire anche dal passo al galoppo e dall’alt al trotto. Migliorano la reattività del posteriore e l’obbedienza agli aiuti. Il “cavaliere” (in questo caso il longeur) impara ad utilizzare in modo efficace gli aiuti (qui mano, frusta lunga e voce). Al contrario si sconsigliano le transizioni dal galoppo al passo e dal trotto all’alt perché non essendoci gamba e peso si rischia che il cavallo vada a pesare troppo sull’anteriore/la spalla.

2. Transizioni all’interno della stessa andatura

Queste migliorano il contatto così come l’impulso. L’importante è che il longeur si concentri maggiormente sulla transizione e non sul quanto l’andatura venga aumentata (troppo spesso si confonde l’aumento con un accelerazione - le falcate devono solo diventare più ampie, il ritmo non cambia). Le transizioni devono essere fluide e graduali, sia quando le falcate vengono accorciate, che quando vengono accorciate. La precisione degli aiuti e la sensibilità del longeur sono fondamentali.

3. Spostare il circolo

Spostando il circolo si migliorano il contatto con la mano del longeur e l’attenzione da parte del cavallo. Il longeur deve affiancare il cavallo per qualche metro per poi fermarsi di nuovo e far girare attorno a se il cavallo. Questi passaggi, da circolo a dirittura e di nuovo a circolo devono insegnare al cavallo di andare dritto per qualche tempo, senza perdere il contatto. Il longeur deve prestare molta attenzione a garantire il contatto al cavallo e “sentire” la bocca con la mano, senza che la tensione diventi troppo o disturbi il movimento del cavallo.

4. Rimpicciolire e ingrandire il circolo

Qui si migliorano contatto, impulso e flessione/cessione della nuca. Il circolo deve essere stretto solo quanto possibile al cavallo (non deve perdere l’equilibrio e di conseguenza il ritmo - man mano che l’addestramento andrà avanti si potrà stringere qualcosina in più). Non è importante il quanto lo si stringe, ma che durante i passaggi ci sia il mantenimento del ritmo nell’andatura, che venga mantenuto il contatto e che il cavallo rimanga decontratto. Affinché sia possibile il longeur deve accorciare correttamente la corda per poterla riallungare in modo adeguato, quando necessario. Se il circolo viene stretto troppo, la perdita di equilibrio causerebbe un’uscita della spalla esterna dalla traiettoria. Sul circolo piccolo non dovrebbero essere fatti più di 2-3 giri dal momento che gli arti sono sottoposti a maggiore stress. Quando il circolo viene nuovamente allargato il longeur “spinge” il cavallo in avanti e lateralmente con la frusta. In questo modo la portanza del posteriore si può trasformare in forza propulsiva. Immaginiamo una molla che viene chiusa e poi rilasciata. E’ quello che avviene con i posteriori in un circolo stretto. L’importante è che il longeur sostenga sempre la spinta del posteriore, con la frusta (ovviamente la frusta va usata in modo delicato, non come mezzo di tortura…)

Per approfondire l'argomento ora è disponibile anche il nuovo libro "IL LAVORO ALLA CORDA - Con e senza cavaliere".

Buonanotte a tutti!

Un abbraccio,

Daniela





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